Strage senza fine

1.017 a fine ottobre in tutta Italia, in Piemonte 40 morti nel 2021.

L’incidente della gru in via Genova a Torino fa salire a 40 i morti sul lavoro in Piemonte nel corso del 2021. Una strage infinita, di fronte alla quale, a parte il doveroso cordoglio verso le famiglie delle vittime, le parole ormai sembrano inadeguate. Occorrono fatti concreti a partire da più controlli e più formazione, soprattutto in edilizia, tanto più in questa fase di forte ripresa del lavoro, dove la fretta spesso prevale su tutto. La sicurezza è un diritto e non un costo. Chiediamo a tutti di fare la propria parte, a partire da un rapido accertamento delle responsabilità di questa ennesima tragedia.

Se questo è il momento del dolore, né oggi, né domani può essere il tempo della rassegnazione: il lavoro non può trasformarsi in morte, perché il lavoro è vita, perché il lavoro è espressione della nostra identità, è partecipazione all’organizzazione economica e sociale del Paese, è espressione e fondamento della nostra democrazia. Per questo la sicurezza di chi lavora è una priorità sociale fondamentale ed è uno dei fattori più rilevanti della nostra civiltà.

Aumentare le pene è forse necessario, ma sicuramente non sufficiente. Per impedire che la mancata osservanza delle norme di sicurezza continui a uccidere occorre aumentare l’attività di prevenzione. Ciò significa aumentare i controlli, non solo da parte dell’ispettorato del lavoro, ma anche delle Asl.

Bisogna denunciare le condizioni dove la sicurezza è violata per mancanza di strumenti o per la loro sospensione, come in troppi casi avviene. Occorre anche fare opera sistematica di formazione alla prevenzione in generale presso i lavoratori da un lato, i datori di lavoro dall’altro. Non basta nominare un responsabile della sicurezza, là dove c’è (e spesso si riduce ad una carica puramente nominalistica, senza particolari competenze e tantomeno poteri di controllo e intervento).

Seve un’azione capillare, anche a livello culturale, che si opponga all’idea del lavorare a tutti i costi e in tutte le condizioni, in sprezzo del rischio e del valore della vita umana, anche di quella del lavoratore o della lavoratrice più precaria e perciò più ricattabile. Occorre più formazione insieme tecnica e culturale per tutti, lavoratrici/lavoratori e datori di lavoro, che riconosca dignità al lavoro e prima ancora a chi lo fa.

La crisi del lavoro non può attenuare la sicurezza, perché «siamo tutti consapevoli che ci aspettano giorni difficili per attraversare una crisi senza precedenti, ma di fronte alla crescita della disoccupazione, che colpisce soprattutto i giovani e le donne, c’è il serio rischio che l’attenzione sulla sicurezza del lavoro si attenui. Tutte le istituzioni e la comunità nel suo complesso devono impegnarsi sulla via della sicurezza sul lavoro con determinazione e responsabilità». E in questo senso i volti e le storie di tutti i morti, non devono diventare per noi solo una doverosa memoria, ma un impegno a custodire la persona che lavora e a fondare realmente la nostra Repubblica di un lavoro degno che esprima tutta la vita delle persone che lo rendono e che mai possa ferire, umiliare o uccidere». Questo è un primo frutto della riflessione che stiamo facendo come Movimento Lavoratori di Azione Cattolica Torino, assieme agli amici dell’Azione Cattolica di Vercelli e Susa e con la Gioc. Ci accompagna Cristina Maccari, della segreteria confederale della CISL di Torino lavoro.

Gaetano Quadrelli MLAC Torino

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